L'interesse e la curiosità che può suscitare la figura di Giulio Andreotti in un bambino è incredibile. Me lo ricordo sempre allo stesso modo, sia che fosse lui di persona sia che si trattasse di uno dei tanti sosia che hanno calcato la scena televisiva e teatrale nazionale. Il Divo Giulio, Belzebù, il Gobbo, lo Zio Giulio, L'Omnipresente, l'Indecifrabile e altri ancora sono i nomignoli che gli sono stati affibbiati e pensandoci bene ognuno di essi ha un suo significato, un piccolo particolare da riportare al suo aspetto fisico e non solo. Per molti è addirittura una specie di icona magica di chissà quale volere divino.
Sono sempre stato convinto che la sua fortuna abbia coinciso con le sue fattezze fisiche, non può passare inosservato e quando si è piccoli i particolari ti restano impressi più di qualsiasi parola. Crescendo però ti rendi conto che c'è anche altro e allora emergono i fatti; sette volte Presidente del Consiglio, svariate volte Ministro degli Esteri, Difesa, Bilancio, Tesoro, personaggio politico italiano del '900 ben conosciuto all'estero( la Thatcher lo definì come un uomo senza alcun scrupolo morale), il Sen. Andreotti da oltre 60 anni tira avanti (e indietro) le redini di un intero Paese mantenendo vivi i suoi disegni e le sue ambizioni personali.
Nel film di Sorrentino, vincitore del Premio della Giuria a Cannes 2008, emerge come egli voglia esser ricordato più per la sua vasta cultura che per la sua attività politica. Senza mettere in dubbio l'intelligenza e le capacità intellettive del senatore, credo che l'Italia tutta negli anni a venire, si ricorderà, delle sue indiscusse ma sicuramente poco trasparenti doti "politiche". Sono talmente tante le situazioni intricate in cui compare la figura dello Zio Giulio che se le provassimo a raccontare ad un pescatore eschimese non avrebbe dubbi ad etichettarlo in un certo modo o perlomeno nutrirebbe molti sospetti sull'integrità morale del soggetto; invece il Sen. Andreotti non si è mai scomposto per più di mezzo secolo qualunque fosse l'avvenimento che potesse in qulache modo riguardarlo. Gli anni di piombo, il delitto del Presidente D.C. Moro, i rapporti con Sindona e con lo I.O.R. del Cardinale Marcinkus, la Gladio, la morte del Presidente della Regione Sicilia Mattarella, l'omicidio Lima e molti altri fatti fino alla più infamante accusa di aver intrattenuto rapporti con personaggi di spicco della mafia. Relativamente a ciò, Andreotti è stato sottoposto a giudizio a Palermo per il reato di associazione mafiosa; mentre viene assolto con la sentenza di primo grado, la Corte d'Appello stabilì che il senatore commise il reato di partecipazione mafiosa fino alla primavera del 1980 e fu assolto per i fatti successivi a questa data. Nel 2004 la Cassazione conferma la sentenza d'appello, quindi il senatore veniva ritenuto colpevole di aver avuto rapporti con la mafia sino al 1980. Teniamo presente che nel 1979 era Presidente del Consiglio!!!. Tutto appurato, tutto commesso, ma tutto prescritto, proprio così il grande padrone della politica italiana riesce a farla franca perchè ci si è accorti troppo tardi dei suoi crimini e il reato non è più punibile dalla legge. I legami mafiosi intrattenuti con le famiglie di Villabate e Corleone saranno volutamente dimenticati da tutta la casta politica. Così va l'Italia e in Italia.
Però in tutta questa storia ci possiamo togliere la soddisfazione di ringraziare l'On. Di Pietro, infatti grazie all' inchiesta di "Mani Pulite" si è evitato che il Divo Giulio divenisse Presidente della Repubblica. Troppi erano stati gli scandali che avevano coinvolto il suo partito perchè, nel 1992, potesse essere eletto dal Parlamento e divenire l'inquilino del Quirinale. Mazzette e corruzione hanno punito proprio lui il grande giostraio; una volta tanto non tutti i mali vengon per nuocere.
Gianluca Volpe.
domenica 15 giugno 2008
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1 commento:
Altro personaggio che ambiva a diventare inquilino del Quirinale in quegli anni era anche Craxi, che a differenza di Andreotti decise di non farsi processare e di "emigrare" in Tunisia.
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